Oro senza tempo
È il più prezioso dei metalli, quello
che fa brillare gli occhi di ogni donna, ma che da sempre ha rivestito un
significato di regalità, potere e lusso, ma anche di sacralità.
Sì, è proprio lui: l’oro.
Senza tempo, perché dalle origini
della storia dell’uomo ha contribuito ad arricchirne l’arte e la cultura e,
ancora oggi, affascina con la sua luminosità e la sua peculiare caratteristica
di impreziosire ogni outfit, ambiente o complemento d’arredo, accessorio e
tanto, tanto altro.


Parlando di oro il nostro pensiero corre inevitabilmente ai mosaici bizantini o a Klimt; i più piccoli penseranno alle “nuotate” di Paperon de’ Paperoni ed i più intellettuali a Re Mida, che trasformava in oro qualunque cosa toccasse.
L’oro nasce in tempi antichi, inizialmente usato per la manifattura di ornamenti, gioielli e oggetti rituali, ma anche di maschere funerarie e di monete.
La punta delle piramidi egizie era originariamente in questo metallo, ma è alla Maschera Funeraria di Tutankhamon che associamo l’utilizzo dell’oro da parte di questa importante civiltà.
Anche il popolo miceneo ne faceva uso per la realizzazione di maschere funerarie, fra le quali, inutile dirlo, ricordiamo la celebre Maschera (detta) di Agamennone.
L’enorme statua di Atena Parthenos, realizzata da Fidia per la cella del Partenone di Atene ed andata perduta, era realizzata in oro ed avorio (da qui l’aggettivo “crisoelefantina”).
Ma, come accennato sopra, il trionfo dell’oro nell’arte è in primis nei mosaici bizantini, che, grazie al riflesso di questo metallo, illuminavano le basiliche allora buie e, soprattutto, simboleggiavano la luce divina. Adoro l’arte bizantina per mille motivi ed uno di questi è il contrasto allegorico fra la sobrietà dell’esterno delle architetture e la preziosità dell’interno: un invito al cristiano a curare maggiormente la ricchezza interiore.
Credo che Ravenna, patria dell’arte bizantina in Italia, sia una delle città più belle al mondo.
Beh, non a caso è Patrimonio UNESCO.
Opere architettoniche di stampo arabo-normanno, come le Cattedrali di Cefalù o di Monreale (Palermo), rivestono un incantevole fascino anche grazie ai mosaici dorati che ne decorano l’interno: ricordiamo i catini absidali che ospitano l’immagine del Cristo Pantocratore.
Quello bizantino è fra gli stili che caratterizzano l’incantevole Basilica di San Marco di Venezia.
Ma, partendo dalle origini, non possiamo non ricordare la Basilica di Santa Sofia di Istanbul o, ancora, la Cupola della Roccia di Gerusalemme.

Altre celebri opere realizzate in oro sono l’Altare di Vuolvinio, capolavoro di oreficeria carolingia, la Corona Ferrea, facente parte del Tesoro del Duomo di Monza (Cappella di Teodolinda), alcuni dettagli di molti splendidi Codici Miniati, per poi proseguire con le immancabili icone bizantine o… opere tardo-gotiche come quelle di Gentile da Fabriano o rinascimentali come quelle del Beato Angelico.
Per non parlare delle decorazioni in oro dei regali palazzi rococò, nel Settecento, o, in stile Art Nouveau (in questo caso Sezessionstil), il Palazzo (o Padiglione) della Secessione di Joseph Maria Olbrich a Vienna e, naturalmente, i capolavori di Gustav Klimt. Figlio di orafo, quest’ultimo era rimasto letteralmente affascinato dai mosaici ravennati e… il resto è storia. Ed incantevole Arte.

Non posso non concludere con un perfetto esempio di utilizzo dell’oro “senza tempo”: il kintsugi, la millenaria tecnica giapponese di riparare un oggetto rotto proprio con l’oro, in modo da sublimarne le “ferite”, la storia, il vissuto, perché nulla vada buttato, soprattutto in una società consumistica come quella odierna.


























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